Quaderni di Polifemo
(ISSN 1825-3105;precedentemente: Supplementi di Polifemo )

Fondati e diretti da Fabio Mora
Comitato scientifico: Fabio Mora, Dominique Briquel, René Lebrun, Bernhard Maier

Intendiamo sostituire alla dialettica sacro/profano, come bipartizione della realtà culturale umana, od all’indagine, recentemente rinnovata, sul sacro, come universale antropologico ontologicamente fondato in una naturale disposizione umana, una prospettiva completamente diversa, che riconosca la compresenza, la sovrapposizione, l’intreccio e l’interferenza di due discorsi ed organizzazioni concettuali della realtà, diversamente orientati: l’uno, la cultura, organizzazione mentale della realtà concretamente esperibile e delle reazioni umane a tale realtà, l’altro, la religione, rottura di livello operata introducendo nella cultura, immanentemente intesa,uto, altro dall’esperienza mondanamente considerata. Questa indagine avrà un orizzonte ampiamente comparativo, sia in senso diacronico sia sul piano geografico, cercando di ripensare il rapporto tra storia religiosa e storia politico-culturale, tra teologia/ideologia e prassi, intenzioni e strutture, in ambiti e periodi assai diversi: muovendo dalle civiltà classiche, dalle alte culture politeistiche e dalla storia religiosa europea verso le tradizioni etnologiche e le grandi religioni extraeuropee.

 

We intend to replace the dialectic sacred / profane, as bifurcation of the cultural human reality, or the recently renovated investigation of the sacred, as an anthropological universal, ontologically founded in a natural human disposition, with a completely different perspective, which recognizes the simultaneous presence, overlapping, intertwine and interference of two differently oriented speeches and conceptual organizations of reality: culture, as a mental organization of reality actually experienced and of human reactions to this reality, and religion, a breakage of level made by introducing into the culture, immanently understood, an absolute element, other than experience, worldly understood. This survey will have a largely comparative horizon, both diachronically and geographically, and will try to rethink the relationship between religious history and political–cultural history, between theology / ideology and practice, intentions and structures, in very different areas and periods: moving from the classical civilizations, from the high polytheistic cultures and religious history of Europe to the ethnological traditions and major religions outside Europe.

1 F. Mora, Religione e cultura: l’impatto della Riforma, 2004, pp. 390, ISBN 88-8268-011-8. (buy)

Al termine della nostra indagine ci troviamo nuovamente davanti alla questione fondamentale della trasformazione del rapporto tra religione e cultura operata dalla Riforma, con alcuni risultati.
1. Il prisma di soluzioni diverse in cui si infrange il precedente equilibrio: accentuazione cattolica della sacralità oggettiva come sfera di competenza di specifici specialisti (sacerdoti); insistenza luterana, calvinista ed anglicana sulla trasmissione ed assimilazione, in una profonda opera di acculturazione, di contenuti mentali ben formalizzati, combinata con gradi diversi di sacralità oggettiva; autoaffabulazione fuori dai vincoli della cultura formale nelle scelte di una qualità superiore di vita cristiana, con alterazione dei rapporti sociali, che sono proprie della riforma anabattista e del non conformismo; in una fase successiva, reinvenzione dei rapporti sociali e della cultura religiosa, fuori dai parametri tipici della cultura europea nel protestantesimo americano.
2. Il complessivo venir meno della fuga dal mondo – da un mondo sempre più complesso e sempre più pienamente dominato, da ridurre gli spazi di fuga – sia nel protestantesimo che apertamente rifiuta il monachesimo sia nel cattolicesimo che fondamentalmente lo conserva, ma dove alla conservazione delle tradizionali forme monastiche si giustappone una diversa dinamica, molto specializzata, dei nuovi ordini religiosi.
3. La diversa ampiezza dei soggetti confessionali: l’universalismo per astrazione dalle singole culture del cattolicesimo, il carattere monoculturale del luteranesimo, la pluralità di controculture geograficamente marginali del calvinismo, la marginalità subculturale della riforma radicale e del non conformismo.
4. La varietà dei processi autoriali all’origine delle codificazioni confessionali.
5. La specifica evoluzione della religione, come rottura di livello (che permette cioè, nel rapporto con l’Altro, di trascendere il livello umano). La frattura è molto netta tra il cattolicesimo (che conserva la sacralità oggettiva dominata dai suoi specialisti sacerdotali come l’ambito pressoché esclusivo di questa rottura di livello di cui i laici sono beneficiarii passivi, che ne fruiscono senza poterla direttamente operare) e la riforma non radicale, incentrata piuttosto sull’acculturazione religiosa che rende consapevoli le masse della novità e della salvezza cristiana, pur conservando una qualche rottura sacramentale di livello. Una diversa pratica di vita, che non esclude una qualche ritualità sacramentale ed una più importante autoacculturazione evangelica, ci sembra invece al centro dell’esperienza religiosa della riforma radicale e non conformista, fino a rappresentare una forma particolare di rottura di livello, quale negazione della completezza ed autosufficienza, finanche della legittimità, della cultura mondana, compresa quella cristianizzata dalle altre confessioni.
6. L’evoluzione culturale, che contrappone il protestantesimo europeo (con la sua profonda assimilazione e distribuzione del testo biblico, quale codice sorgivo di un sistema rinnovato di rappresentazioni mentali) al cattolicesimo chiuso in un sistema giuridico-rituale, funzionale al potere religioso clericale.

2 M. Valdes, El papel de Afrodita en el alto arcaísmo griego: política, guerra, matrimonio e iniciación, 2005, pp.163 ISBN 88-8268-014-2

La existencia de un culto de Afrodita armada en diversas poleis griegas ha suscitado bastante controversia dado su papel bien definido, ya desde Homero y Hesíodo, como diosa del amor, la sexualidad, la unión conyugal y la fecundidad o fertilidad. En estas páginas se examina el culto de Afrodita como diosa “guerrera” sin que por ello deje de estar vinculada a sus funciones tradicionales, específicamente en época alto arcaica (siglos VIII y VII a.C.) pero también posteriormente. La relación de esta divinidad con el poder y la política, la guerra, rituales iniciáticos en los que está presente el travestismo, el matrimonio y la fertilidad como diosa “ctónica”, debe entenderse en un contexto histórico tanto a nivel panhelénico como local, dentro de una perspectiva que, aunque presta atención a los contactos de Grecia con el Próximo Oriente y con Chipre, se adentra sobre todo en la dinámica interna de ciertas poleis en formación, especialmente en los procesos de constitución de ciudadanías que dejan al margen a poblaciones dependientes y, en un plano diferente, a las mujeres, vehículo de transmisión al mismo tiempo de esta ciudadanía. Esta “exclusión” se ratifica y se reafirma periódicamente con rituales de reversión de la normalidad en los que se delimitan las funciones y el lugar de cada uno en la sociedad y en los que tiene un papel esencial la diosa Afrodita.

3 F. Mora, Dèi feste sacerdoti: breve introduzione alle religioni greca romana egizia, 2005, pp. 183 ISBN 88-8268-012-6

Il presente volume non vuole essere un manuale tradizionale, bensì un primo percorso introduttivo alle religioni greca, romana ed egizia, che tenga conto della logica modulare introdotta dalla Riforma universitaria europea “di Bologna”. Per questo abbiamo preferito scegliere, per svilupparli in maniera comparativa, pars pro toto dèi feste sacerdoti, tre aspetti della religione, uno per ognuna delle tre grandi dimensioni che ci sembra di poter individuare nell’attività religiosa: il pensiero , che concepisce una realtà non direttamente esperibile come necessaria a rendere ragione adeguata, sul piano religioso, della realtà immanente; l’azione , che dando espressione concreta e tangibile al pensiero permette una relazione esistenzialmente coinvolgente con questa realtà postulata (che separa toto caelo la prassi religiosa dalla speculazione filosofica); l’organizzazione sociale che istituzionalizza questo gioco mentale, la cui posta sono gli stessi giocatori, od almeno la loro concreta, esistenziale autodefinizione come esseri umani non puramente immanenti.
Altre scelte avrebbero potuto essere operate (o potranno essere operate in futuro) nella stessa logica ternaria, ad es. Mito preghiera templi ; Iconografia sacrificio santuari ; noi abbiamo operato questa, probabilmente anche sul filo dei nostri personali interessi scientifici. Importante non è comunque per noi la specifica scelta operata, quanto l’idea stessa di stabilire un percorso selettivo che permetta di mantenere al testo universitario un qualche valore come opera di cultura, proprio perché conserva un legame profondo con il progresso della riflessione scientifica, quel nesso tra Forschung e Lehre che è così caro a noi humboldtiani – e che ci sembra la base indispensabile di un buon insegnamento universitario, di un’esposizione cioè capace di introdurre criticamente alla materia (anzi, nello spirito di Bologna, ad un numero ragionevole di argomenti della materia), facendo emergere la complessità e la problematicità del sapere storico che trasmette, pur evitando le questioni troppo tecniche e minute, per cui abbiamo preferito rimandare sistematicamente ai lavori specialistici di cui riprendiamo le conclusioni.

4 F. Mora, Eutifrone: bibliografia ragionata di storia delle religioni. Religioni del mondo classico, 2006, pp. XII+999, ISBN 88-8268-017-7

La presente bibliografia si basa su un nuovo sistema di classificazione bibliografica per la storia delle religioni, per essa appositamente sviluppato, prevalentemente orientato in prospettiva storica, ma che permette anche una classificazione sistematico-morfologica. L’originalità del sistema consiste nella combinazione dei vari indici, per cui la prima versione online si era caratterizzata, in un unico superindice fortemente strutturato, in cui la struttura decimale rappresenta la macroorganizzazione concettuale in cui vanno ad inserirsi opportunamente le voci, alfabeticamente ordinate, dell’indice.
Ordinando i lemmi bibliografici direttamente secondo la voce di indicizzazione più importante ed inserendo per le voci secondarie di indicizzazione rinvii parlanti (del tipo Burkert MH 1985, Ries in Bianchi, Tradizione dell’enkrateia 1985 o Mora , Prosopographia isiaca, Leiden 1990 ) è stato possibile non solo abolire gli indici, ma ridurre drasticamente la necessità di seguire i rinvii secondari (resi univoci dalla ripetizione del numero della scheda principale), creando una bibliografia assai comoda da sfogliare (to browse …).

5 F. Mora, Tanak, Bibbia e Corano: tre scritture e tre religioni a confronto, 2008, pp. 439, ISBN 88-8268-098-3

Ebraismo, Cristianesimo, Islam, Bibbia, Corano – tre religioni, due testi sacri, un monoteismo: così si potrebbe riassumere un modo oggi non infrequente di intendere i rapporti interreligiosi e studiare l’identità propria ed altrui. Diversa è la prospettiva, con cui questo volume vuole invece fare emergere tre identità profondamente distinte, tre religioni e tre scritture, legate da talune continuità ed analogie, ma separate da non meno forti discontinuità e radicali, irrinunciabili divergenze – perché questi sono i fatti, i dati concreti e reali, che dallo storico aspettano di essere illustrati e messi in evidenza.
La ricezione storico-religiosa del concetto, così marcatamente equivoco, di religione abramitica ci sembra particolarmente improvvida, in primo luogo perché Abramo è un personaggio immaginato, non un autore di cui abbiamo l’opera od un personaggio storico, di cui possiamo registrare l’impatto; in secondo luogo perché Abramo non è mai stato un simbolo effettivamente, esistenzialmente centrale in nessuna delle tre religioni che accomunerebbe, ma deve paradossalmente la sua importanza in ognuna di esse in larga misura alla sua apparente condivisibilità; in terzo luogo per i diversi gradi di ambiguità ed equivocità che soli permettono di parlare di una figura comune, mentre sarebbe più corretto parlare di un personaggio testualizzato comune a due soggetti e di un nome equivocato comune anche al terzo; in quarto luogo, e come diretta conseguenza del punto precedente, perché l’effettiva utilità del nome di Abramo consiste nella possibilità di accostare equivocamente realtà poco compatibili nella sostanza: rinunziando al nome di Abramo si dovrebbe designare il triplice monoteismo come biblico-coranico, con una designazione che svelerebbe subito la giustapposizione di due gradi molto diversi di analogia; oppure continuando ad attingere ingenuamente al linguaggio teologico islamico, senza badare alla maggiore aggressività polemica con cui pretende di assimilare realtà esterne, anteriori ed autonome, al termine di religioni del libro, la cui coniazione o ricezione dimostra una profonda ignoranza delle radicali divergenze letterarie tra un libro di un solo autore e due biblioteche di molti autori, riunite rispettivamente in uno o molti secoli. Ma questo risultato negativo può e deve essere ribaltato in una consapevolezza positiva, dell’esistenza di tre monoteismi anziché un unico monoteismo in tre varianti e di un’analogia funzionale e non ontologica tra questi monoteismi e gli altri minori, di cui almeno uno, lo Zoroastrismo, in nessun modo riconducibile ai precedenti, non dovrebbe essere separato dal discorso arbitrariamente ristretto alla variante “abramitica”.

6 M.E. de la Nuez, Les cultes d’Athéna en Asie mineure, 2009, pp. 167, ISBN 88-8268-018-5

Malgré l’existence d’une iconographie et d’une littérature très abondantes dans lesquelles Athéna se présente sous des traits masculins, il s’agit d’une déesse complexe, ambivalente, chez qui les divers rôles ont une importance différente selon l’époque et la ville que nous considérons et qu’on peut trouver dans la plupart de la vie quotidienne. En même temps c’est aussi (avec Zeus, Apollon et Héra) l’une des divinités les plus importantes du panthéon grec, depuis le VIIIe siècle av. J.-C. jusqu’à la fin de l’Antiquité.
Avec cette diversité toujours présente, notre objectif principal est de présenter la figure de la déesse en Asie Mineure, et les liens établis entre elle et son environnement aussi bien humain que géographique afin de pouvoir comprendre quel était son rôle dans la région au cours des siècles. En un mot, il s’agit de répondre aux questions sui-vantes : qui est Athéna en Asie Mineure ? Quel est son rôle à l’intérieur de la polis ? Comment cela se traduit-il sur le plan matériel ?
Si nous revenons à notre question : qui est Athéna en Asie mineure ? voici ce que l’on peut conclure. Athéna est une déesse grecque pleinement intégrée dans l’organisation polythéiste de la polis, avec sa répartition canonique des tâches divines entre déesses différentes, mais présente en Asie mineure aussi d’autres aspects, dus probablement à l’interférence d’une longue chaîne de divinités anatoliennes et proche-orientales. Les degrés des influences venues d’ailleurs comme les couches anatoliennes et la façon dont elles s’intègrent dans la cité font que sa figure est différente d’une polis à l’autre malgré la relative homogénéité avec laquelle elle dérive de son profil canonique.

 

7 F. Mora, Religioni transculturali, in preparazione